Intelligenza artificiale, mi apri la porta? Alcuni studiosi dicono che tra poco più di dieci anni le macchine saranno intelligenti quanto l’uomo. Possiamo crederci o no, ma se fate caso che molte operazioni che compiamo ogni giorno sono piuttosto meccaniche e quindi prevedibili, possiamo immaginare che siano eseguibili senz’altro da una macchina. Immaginate da soli un po’ di esempi ed io penso sarete d’accordo con me. Andare in stazione, prendere il treno, arrivare al lavoro, fare un lavoro ripetitivo. Anche coloro che si ritengono “geni” in realtà potranno essere soppiantati in molte loro attività quotidiane assolutamente banali. Per difendere un po’ il genere umano possiamo pensare che nel prendere decisioni importanti per la nostra vita utilizziamo quantità di informazioni basate sulla nostra esperienza di vita, cioè ad esempio la nostra conoscenza del territorio in cui viviamo e il comportamento delle persone che conosciamo ormai da anni. E’ possibile che una macchina non possa avere accesso a tali informazioni, dato che non sono mai state digitalizzate da nessuno. Il fatto che il vicino possa essere poco degno di fiducia dato che qualche anno fa in una situazione ben particolare in cui noi eravamo in difficoltà ci aveva trattato con freddezza e ci aveva lasciato soli, pur essendo educato, è una informazione che anche dopo molti anni ci fa essere diffidenti nei suoi confronti. Magari ci ricordiamo addirittura l’odore che avevamo percepito in quel frangente. Un altro esempio a nostro favore è il caso di persone che vivono intensamente in società comunicando con tantissime persone e creando relazioni di svariati generi con persone aventi ciascuna un bagaglio di esperienze differenti. Come potrebbe una macchina fare lo stesso? Tornando al giorno d’oggi per intelligenza artificiale possiamo intendere un modo per elaborare le informazioni più variegate che possono giungere tramite una serie di sensori differenti. Grazie a processi elaborativi autoapprendenti è dimostrato come sia possibile modellare le risposte della macchina in modo da essere sempre più efficienti quanto più si fa “esercitare” tale sistema. Possiamo tranquillamente non crederci che questo processo “cognitivo” automatico prenda mai il sopravvento rispetto alla mente umana, ma se tornassimo a quindici anni fa avremmo creduto che più di un miliardo di persone avrebbero parlato con lo smartphone per impostare il navigatore dell’auto senza staccare le mani dal volante? Avremmo forse immaginato, come è realmente successo al sottoscritto, che un’auto vi avrebbe svegliato da un colpo di sonno mentre eravate alla guida? Se sono stato per un po’ di tempo un no man, oggi ritengo sia meglio capire come utilizzare questa crescente tecnologia, che sfrutterà sempre di più sistemi di elaborazione progettati apposta per tale scopo. Gli ambiti da esplorare sono molteplici, dagli use case specifici e come in realtà essi possano essere modellizzati da un sistema che è tutto tranne che un cervello umano. Bisogna poi considerare che una macchina non si stanca, al limite serve fare un tagliando e via, riparte di nuovo. Quindi qualsiasi processo cognitivo avviene ad una velocità molto maggiore di noi essere umani e, concentrando le esperienze di tutte le macchine “pensanti”, si accrescerebbe ancor di più, come se noi potessimo viaggiare in tutto il mondo e farlo decine di volte al giorno a fare tutti insieme un resoconto. Ma perchè parlare di questo scenario, che sembra così lontano? La necessità è essere preparati al suo arrivo e per farlo dobbiamo sperimentarlo, ad esempio iniziando, per chi non lo avesse fatto, ad utilizzare gli assistenti vocali mediante il nostro smartphone, che è un modo semplice di rendersi conto, al passare dei mesi, come la correttezza delle risposte possa o meno aumentare. Se dovesse aumentare significa che le reti neurali sono progettate bene ed utilizzano le prove fatte da tantissime persone. Se un giorno arrivassimo a casa e non avessimo le chiavi potremo chiedere all’assistente vocale di aprirci la porta. Se la risposta sarà “non ti aprò perchè ieri mi hai trattato male” inizierei invece a preoccuparmi abbastanza.


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